Articole da eritreaeritrea.com
Mattia Gatti (19/3/2012)
Alcune agenzie hanno
riportato in questi giorni i comunicati con cui il governo etiope ha
rivendicato attacchi militari in territorio eritreo, “contro basi
terroristiche”; si tratta delle prime azioni militari compiute dopo la
fine della drammatica guerra svoltasi 1998 e il 2000.
Gli eritrei sono stati accusati di essere responsabili di azioni
avvenute in territorio etiope; in particolare lo scorso gennaio nella
regione dell’Afar sarebbero stati uccisi cinque turisti europei e ne
sarebbero stati rapiti altri quattro; si noti come la stampa, nonostante
la confusione con cui è stata data la notizia (tanto che inizialmente
era citato un italiano tra i turisti uccisi) non ha esitato a riportare
la versione etiope dei fatti senza sentire la necessità di verificarla.[2]
L’Eritrea ha sempre
risolutamente negato qualunque appoggio a gruppi terroristici e ha
accusato l’illegittimità (peraltro evidente) degli attacchi compiuti
dall’esercito etiope, ma ha anche affermato la volontà di non voler
reagire trascinando l’intera regione in una guerra.
I mezzi di informazione
si sono occupati dell’Eritrea e delle controversie con l’Etiopia poco e
male negli ultimi anni spesso dando origine a vere e proprie
mistificazioni che tendono a confondere aggredito e aggressore;
mi pare quindi opportuno provare a fornire al lettore alcune notizie ed
alcuni dati che possano aiutare a comprendere meglio le origini del
conflitto e più in generale la situazione del corno d’Africa.
Come si è conclusa la guerra tra Etiopia ed Eritrea del 1998-2000
Nel 1998 l’esercito etiopico è
penetrato in Eritrea compiendo brutalità e distruzioni assolutamente
ingiustificate sui civili. Ne è seguita una sanguinosa guerra che si è
conclusa in seguito agli accordi di Algeri (18 giugno
2000), questi prevedevano tra l’altro la formazione di una commissione
per provvedere alla definizione della demarcazione del confine (Eebc-
Eritrea and Ethiopia Boundary
Commission) sulla base di alcuni trattati coloniali.
La decisione di questa
commissione si concretizzò nel marzo del 2003, sancendo il diritto di
appartenenza eritrea sul villaggio di Badme, la cui gestione era stata
alla base dell’ultima guerra.
L’Etiopia ha però sempre
rifiutato di accettare questa decisione ed ha continuato ad occupare
alcuni territori che avrebbe dovuto restituire senza peraltro subire
nessuna sanzione da parte degli organismi internazionali.
Le sanzioni internazionali (contro l’Eritrea)
Il Consiglio di sicurezza
delle Nazioni Unite nel dicembre 2009 (con l’astensione della Cina[5]
e il voto contrario della Libia) ed ancora nel dicembre 2011 (con
l’astensione di Cina e Russia) ha approvato due risoluzioni che
prevedono sanzioni contro l’Eritrea: in particolare un embargo sulla
vendita di armi e di qualsiasi tipo di equipaggiamento militare e il
congelamento di fondi, di azioni finanziarie e di risorse economiche
all’estero di alcune individualità eritree che dovevano essere designare
da una apposita commissione che però non è mai stata in grado di
definire alcunché.
Le motivazioni addotte a
giustificare le sanzioni sono incentrate sul presunto sostegno economico
e militare del governo di Asmara ai gruppi di opposizione armata al
Governo federale di transizione somalo; non è stata però fornita alcuna
prova che dimostri la reale consistenza di queste accuse.
Alcune fonti anzi
dimostrerebbero proprio il contrario tanto che l’ambasciatore
statunitense in Etiopia mentre in pubblico gli USA sostenevano l’accusa
in documenti top secret, come è emerso dalla pubblicazione dei file in
Wikileaks, dichiarava che “il ruolo giocato dall’Eritrea in Somalia è
probabilmente insignificante ”(Wikileaks file “Ogaden; Counterinsurgency
Operations Hitting a Wall, Part 2. sect. 7.). Di sicuro in ogni caso le
armi in Somalia provengono quasi totalmente dagli Stati Uniti e dagli
altri paesi occidentali: donate al governo di transizione somalo e
rivendute nel mercato nero ad ogni fazione in lotta.
[6]
In merito alla questione
somala su cui ritornerò in conclusione è utile da subito sottolineare
anche il reale e dimostrato interesse del governo eritreo che da anni
propone soluzioni diverse da quelle, ad oggi come è evidente
fallimentari, messe in atto dalla cosiddetta comunità internazionale.
In particolare, secondo gli
eritrei, è necessario dare vita ad “un processo politico che non
dovrebbe escludere alcuna formazione somala o gruppo che volesse
partecipare al processo (…) l’obiettivo finale del processo politico
dovrebbe essere la ricostituzione della Somalia e la costituzione di un
governo effettivo e sovrano che difenda gli interessi del popolo somalo”[7].
Eritrea e terrorismo
Come abbiamo visto gli eritrei sono accusati di essere promotori di
azioni terroristiche o di dare appoggio a presunti terroristi e il
governo etiope utilizza questo pretesto per giustificare la sua politica
di aggressione nei confronti dello stato vicino.
Anche in questo caso però è opportuno ricordare ancora una volta
l’assenza totale di prove in questo senso ed anzi l’emergere di
documenti che dimostrerebbero il contrario.
Il 16 settembre 2006 in seguito a un attentato avvenuto ad Addis Abeba
(dove esplosero 3 ordigni) il governo etiope ha accusato il Fronte di
Liberazione Oromo e soprattutto il governo eritreo, esattamente come nel
recente attacco contro i turisti.
Dalla lettura di altre fonti (anche in questo caso i file emersi con
wikileaks) emerge però una realtà del
tutto diversa secondo la quale l’ipotesi più probabile è che l’azione
sia stata eseguita direttamente dalle forze di sicurezza etiopi al fine
di accusare gli oppositori interni e l’Eritrea.
Può essere utile citare in questa sezione anche un altro caso di natura
del tutto differente.
Il 23 dicembre 2010 quattro cittadini britannici sono stati arrestati
dagli eritrei; la loro nave (dotata di sistemi d’arma tra cui fucili da
cecchino) è stata intercettata dopo una sosta nella costa eritrea e
all’interno sono stati trovati fucili, pistole, dispositivi GPS,
giubbotti antiproiettile e telefoni satellitari. In seguito gli inglesi,
di cui due erano ex Royal Marines, hanno sostenuto di essere parte di
una società che fornisce scorte armate in funzione antipirateria alle
navi che transitano nel Mar Rosso e di essere sbarcati in Eritrea non
volontariamente ma in seguito ad un guasto.
Indipendentemente dai dubbi che permangono su questa vicenda è opportuno
porsi una domanda: come definiremmo una pattuglia armata in questo modo
se fosse intercettata nelle vicinanze della costa inglese o di quella
italiana? La verità è che i terroristi non sono quasi mai dove la stampa
occidentale vorrebbe farceli trovare.
Chi destabilizza la regione del Corno d’Africa in realtà
L’accusa più ricorrente e che in qualche modo comprende le
“imputazioni” di cui abbiamo trattato nei paragrafi precedenti è quella
secondo cui l’Eritrea sarebbe fonte di costante instabilità nell’area
del Corno d’Africa.
Quella che emerge anche senza l’approfondimento che sarebbe necessario
in una situazione così complessa ma con un semplice sguardo di insieme è
però ancora una volta una storia del tutto diversa; bastino per ora due
brevi considerazioni. Innanzitutto è evidente che l’intervento
occidentale (e i costanti e ripetuti interventi di stati africani,
l’Etiopia in particolare su diretto mandato e dietro copioso
finanziamento degli Stati Uniti) non ha oggettivamente aiutato la
stabilità, se così non fosse, dato anche quanto è stato investito
economicamente, la Somalia non sarebbe nella drammatica condizione di
totale ingovernabilità in cui versa dal 1990.
Io concordo con chi è giunto alla conclusione che in realtà gli Stati
Uniti dopo il fallimento dell’operazione “Restore Hope”nel 1992 non
vogliano affatto stabilizzare la Somalia (e di conseguenza il Corno
d’Africa) ma che anzi siano interessati a mantenerla nel caos per
impedire ai concorrenti di negoziare vantaggiosamente con uno stato
somalo ricco e potente e inoltre per poter dispiegare la flotta NATO
nell’Oceano Indiano con il pretesto di combattere la pirateria [10]
La seconda considerazione riguarda invece l’Eritrea stessa; nel momento
in cui la si accusa di essere fattore di instabilità si rimuove infatti
una verità che dovrebbe essere evidente a chiunque si sforzi di essere
oggettivo nella sua analisi: l’Eritrea è il paese decisamente più
stabile della regione.
In Eritrea si è sviluppata una convivenza pacifica tra le varie etnie e
religioni, come sappiamo questo non è un dato scontato, se dunque si
vuole preservare la stabilità nel Corno d’Africa il primo passo dovrebbe
essere quello di garantire il diritto all’integrità territoriale,
all’autodeterminazione e alla pace del popolo eritreo.
http://www.agi.it/estero/notizie/201203171628-est-rt10092-etiopia_eritrea_esercito_colpisce_ancora_basi_nel_paese_vicino
http://www.corriere.it/esteri/12_gennaio_17/etiopia-gruppo-uomini-armati-spara-su-turisti-stranieri-cinque-vittime_f07fd5cc-413c-11e1-b71c-2a80ccba9858.shtml
http://www.eritreaeritrea.com/provocatori_attacchi_da_parte_de.htm
http://www.resistenze.org/sito/te/po/er/poer9i05-005473.htm
http://news.xinhuanet.com/english/2009-12/24/content_12695806.htm
http://www.eritreaeritrea.com/una_soluzione_globale_e_duratura.htm
http://www.independent.co.uk/news/world/africa/security-firm-offers-apology-in-bid-to-free-britons-held-in-eritrea-2294862.html#disqus_thread
http://www.resistenze.org/sito/te/po/so/posoaa09-006130.htm